Primo Interno

I due medici discutevano a bassa voce tra loro, verificando dati, grafici, analisi, tracciati.

Il più giovane disse:

-Mike, credo che presto perderemo anche lui –

Il più anziano rispose:

-Non è detto, Boris. Lo stimolante che gli abbiamo somministrato stamattina è una molecola nuova, e stando a quel che dicono i biochimici dovrebbe riportarlo allo stato di R2F in diciotto ore –

-Aspettiamo, allora –

Primo passo

La donna araba era ancora lì vicino a me.

Null’altro vedevo, tutti i miei sensi erano offuscati, sembravano scivolare via insieme al liquido portato via dagli aghi di drenaggio.

Cosa è un ago di drenaggio? Questa parola mi era scaturita d’improvviso alla mente, ma sapevo che doveva essere quella giusta.

La donna araba non si era mossa.

Primo Flashback

La donna araba aveva in braccio un piccolo fagotto.

Dal fagotto provenivano dei gemiti, un pianto di bambino, piccolo.

Mi avvicinai per osservare il neonato, magari potevo regalare un pezzo di cioccolato a quella ragazza, le avrebbe fatto bene per il latte.

La piazza davanti allo spaccio militare era affollata quel giorno, camionette che portavano ufficiali in ispezione, camion diesel che riempivano l’aria di rumore e di nafta che trasportavano materiale da un fronte all’altro.

Un vecchio blindato trainato da una motrice verso un’officina.

Intorno, militari del Fronte Occidentale con le divise mimetiche color kaki, divise come la mia, e fucili a tracolla, fucili come il mio, e sorrisi ed occhiali da sole, sorrisi ed occhiali come i miei.

Mi avvicinai ancor di più alla donna con il bambino.

Alzai la copertina celeste per vedere il viso del bimbo.

Sotto la coperta un registratore che emetteva il pianto di un neonato, e tre fili che uscivano, per andare a finire dentro la borsa che la donna portava a tracolla.

Un filo Blu, il Cielo.

Un filo Rosso, il Sangue.

Un filo Bianco, l’Esplosione.

Secondo Interno

-Sono trascorse quasi venti ore, e non si vedono segnali di miglioramento -disse Boris

L’altro dottore continuò a guardare assorto il grafico dell’elettroencefalogramma: -Non riesco a capire. A quest’ora il paziente doveva essersi alzato, aver preso la sua divisa ed essere rientrato al proprio battaglione. Doveva essere nuovamente R2F, Ready to Fight. Non riesco proprio a capire –

-Di questo passo, sentenziò il dottor Boris, li perderemo tutti. Quale è il tasso di perdita? Cento, duecento ogni settimana?

Mike guardò alcuni tabulati: -Le ultime statistiche dal Dipartimento ci dicono duecentododici nell’ultima settimana, con un tasso di crescita del nove virgola tre per cento-

-Di questo passo li finiremo in meno di sei mesi. E dopo? –

-Non lo so. Dopo, non lo so –

Secondo passo

Ora una seconda figura era accanto alla donna araba, un’infermiera.

Stava sistemando meglio alcuni elettrodi (ecco un’altra parola che non sapevo di conoscere) sulle mie tempie, e regolando l’intensità del ticchettio di uno strumento, un ticchettio che mi aveva accompagnato nei miei sogni. L’infermiera uscì dalla stanza mentre la donna araba rimase accanto a me.

Secondo flashback

La donna araba aveva in braccio un piccolo fagotto.Dal fagotto provenivano dei gemiti, un pianto di bambino, piccolo.

‘Bastardi’ pensò il soldato. ‘Sono come insetti, escono dalle loro cazzo di tane, con i loro cuccioli, e sono centinaia e centinaia. Dovrebbero darci l’ordine di distruggerli tutti con il kerosene, dal primo all’ultimo’

Il militare si avvicinò alla donna, e la spinse via.

Il fagotto le sfuggì di mano, ed il neonato cadde per terra, aumentando il suo pianto.

La donna araba si chinò immediatamente sul piccolo, gli mise una mano dietro la testa, e vide che ne usciva sangue.

Si mise a strillare, chiamando aiuto, ma nessuno le si avvicinò. Il bimbo smise di piangere, e la donna, guardandolo, emise un urlo ancor più disperato.

Stringendosi il figlio al petto continuò ad urlare, e stavolta le sue grida erano insulti e maledizioni rivolti al militare.

‘Vaffanculo!’ pensò il militare. ‘Un cazzo di nemico in meno’

Poi alzò la pistola che aveva nella fondina, e sparò nel mezzo della fronte della donna, facendo schizzare il sangue sul terreno, dove si riunì per un’ultima volta con il sangue del bambino.

‘Anzi, DUE cazzo di nemici in meno!’ e se ne andò contento di aver svolto per bene il proprio dovere di soldato.

Terzo interno

Il colonnello si rivolse al dottor Mike: -Cosa c’è che non va, dottore? Perchè non riusciamo a fermare il processo di degenerazione nei nostri soldati? –

-Credo, colonnello, che nessun farmaco potrebbe più costringere quest’uomo, e tutti gli altri come lui, a combattere in un pianeta lontano e per scopi che non capiscono – rispose il dottore.

Terzo passo

La donna araba era sempre lì. Si era alzata dalla sua seggiola, e stava bagnando un fazzoletto prendendo l’acqua da una bottiglia sul comodino. Lei gli bagnò le labbra, poi la fronte.

Il ticchettio dello strumento era più lento di prima, ma il ritmo era costante.

Terzo flashback

La donna araba aveva in braccio un piccolo fagotto.

Dal fagotto provenivano dei gemiti, un pianto di bambino, piccolo.

-Shhh, piccolino, ninna nanna, ninna nanna – iniziò a cantare per far addormentare il bimbo. Dopo un poco, il pianto si interruppe, sostituito dal lento e calmo respiro di neonato. Con delicatezza estrema, la donna araba posò il figlio nella sua culla, e continuò a cullarlo ancora un poco.

Quando fu sicura che si fosse addormentato, si diresse in camera da letto, dove il marito stava ancora lavorando alla sua scrivania.

-Dorme? –

-Si. Tu, hai finito di lavorare per oggi? –

-Veramente mi manca ancora un poco, ma conto di terminare domani, così la settimana prossima potrò consegnare questo progetto. Adesso che siamo in tre, abbiamo bisognodi qualche soldino in più, non trovi?

-La donna si era avvicinata alla scrivania, mettendosi dietro al marito, ed iniziò a massaggiargli il collo e le spalle.

-Hey, Janina, che intenzioni hai, piccola? – chiese ridendo

-Beh, devo prendermi cura di tutti e due i miei ometti, no? Prima uno, ed ora l’altro – rispose lei

L’uomo si alzò dalla scrivania, ed abbracciò la moglie. Le mani di lui si appoggiarono alle natiche della moglie, ed iniziarono ad infilarsi sotto i pantaloni della tuta, toccando la carne soda, del colore della sabbia bruciata dal sole del deserto.

Lei si abbandonò a lui, sbottonandogli la camicia e giocando con i peli del petto del marito.

Lui si chinò per baciarle l’inguine, sfilandole intanto gli slip, ed ubriacandosi dell’odore di lei, usando le proprie labbra per accarezzarla.

La prese in braccio e la trasportò sul letto, stando attento a non far rumore.

Fecero l’amore reprimendo i gemiti ed i sospiri, per non disturbare il sonno del bambino.

Ultimo interno

-Anche il maggiore Sam Kezlosky si è risvegliato, Colonnello – disse il dottor Boris.

-Uno dei nostri migliori ufficiali…. – brontolò il Colonnello.

-Ma almeno possiamo sapere cosa sta succedendo ai nostri soldati? Abbiamo bisogno di rimandarli su Xantia al più presto e non possiamo permetterci di diminuire le forze con questa velocità-

-Vede, signore – spiegò Boris, -gli psicofarmaci che somministriamo ai nostri soldati fanno in modo da seppellire tutte le caratteristiche meno adatte ad andare in battaglia: amore, pietà e allegria, vengono completamente estirpati dalle teste e dai cuori dei soldati. Rimangono solo odio, rabbia e cattiveria, sostituendo le immagini degli Xantiani con quelle di vecchi nemici terrestri. Ognuno di loro vede una immagine differente, possono essere gli arabi per gli americani, gli israeliani per gli arabi, gli afgani per i. russi e gli americani per i giapponesi. Ma in ognuno di loro, quei sentimenti che servono per vincere le battaglie vengono amplificati, ed è per questo che fino ad ora facevano bene il loro dovere.-

-Questo lo so anche io, perdio! – sbottò l’ufficiale. -Io voglio sapere perchè ritornano ad essere dei maledetti sentimentali, nonostante tutti i medicinali e le terapie di Realtà Virtuale e le psicostimolazioni che forniamo loro, questo voglio sapere! –

L’ufficiale stava praticamente gridando in faccia al dottore, che attese che il Colonnello si calmasse, poi rispose:

-Perchè non potete estirpare l’umanità da un essere umano – Fece una breve pausa e poi aggiunse: -Signore-

Ultimo passo

La donna araba era sempre lì. Era giorno, adesso, o forse qualcuno aveva aperto la persiana della finestra per far entrare la luce del sole. Dal panorama, sembrava primavera, forse era marzo.

Lui aprì del tutto gli occhi, e cercò la mano di lei.

La donna, al contatto della mano del marito, fece un sussulto, sentendo che le dita di lui si muovevano sotto le sue.

-Come sta nostro figlio? – furono le prime parole che disse.

-Sta bene, e cerca il padre, e spera che torni a casa presto –

Gli scuri occhi di lei brillavano, guardando il marito.

-Ormai sono guarito, non sarò più R2F, Ready To Fight. Sarò solo R2L, Ready to Live –

Ultimo flashback

La donna araba aveva in braccio un piccolo fagotto.

Dal fagotto provenivano dei gemiti, un pianto di bambino, piccolo.

-Perchè il piccolo piange, Janina? – chiese l’uomo.

La donna rise: -tu quando hai fame cosa fai, Sam? cominci a strillare anche tu, ‘dov’è il mio pollo, dove sono i miei hamburger? ‘ Si vede che il piccolo ha ripreso da te –

E sempre ridendo si sedette sul bordo del letto, si aprì la camicetta e scoprì un seno, gonfio di latte, a cui il piccolo si attaccò con forza.

Sam si avvicinò alla donna ed al piccolo, si mise proprio di fronte a loro.

Li guardò per un poco, poi si inginocchiò accanto alla moglie ed al figlio:

-Siete il più bello spettacolo del mondo! – e rimase così in ginocchio fino a che il piccolo si addormentò sul seno della madre.

pubblicato il 5 marzo 2005

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