Fibra Ottica

Se volete leggere un buon articolo sul vino, scegliete ovviamente di andare su Storiedelvino.it.
Digitate l’indirizzo (detta URL) sulla barra degli indirizzi ed in men che non si dica ecco comparire il sito.
Ma nel post precedente avevamo detto che gli oggetti collegati a Internet, il vostro pc, il telefonino, i server di Google così come il server di Storie del Vino, hanno un numero, un indirizzo IP che li identifica in modo unico.

Che relazione c’è tra l’IP e la URL?

Qui interviene un servizio che si chiama DNS, ossia Domain Name Service, che non è altro che una enorme rubrica di indirizzi dove c’è la corrispondenza tra indirizzo IP e URL.
Nel vostro pacchetto c’è la richiesta di collegarsi a Storie del Vino, o a Google, Amazon, Facebook, un sito di gattini.
Il vostro router non fa altro che chiedere al servizio DNS quale sia l’indirizzo IP del server che volete raggiungere, lo aggiunge alle informazioni già in proprio possesso e lo invia.
Il server di Storie del Vino è in Germania, Google ha circa 900.000 (si, novecento mila) server dislocati in 10 datacenter di cui 6 negli USA, 2 in Europa e 2 in Asia, mentre Amazon ne possiede da 200.000 a 400.000 (la cifra esatta non è di pubblico dominio) sparsi tra USA, Europa ed Australia. Quindi, come fanno i vostri dati ad arrivare su uno di quei server per essere elaborati?

Andiamo in vacanza

Per andare in vacanza, in genere usate l’autostrada per fare la maggior parte del tragitto. Nessuno però abita su una autostrada: da casa vostra dovete percorrere delle strade cittadine, o  magari una provinciale, per poter imboccare l’autostrada. Arrivati al casello più vicino alla vostra destinazione uscite, e da lì iniziate a percorrere un’altra provinciale, o una statale, poi strade sempre più piccole fino ad arrivare a destinazione.
Il tragitto dei dati su Internet segue la stessa logica.
Il vostro provider, quello a cui pagate la bolletta, è denominato anche POP, ossia Point of Presence.

Le sigle di Internet

Il POP consegna i vostri dati ad un IAP, Internet Access Provider, che nel nostro esempio è la strada provinciale o statale che vi consentirà l’accesso all’autostrada. Gli IAP gestiscono un insieme di POP ed aggregano i dati provenienti da più mittenti in un unico pacchetto, un po’ come un camion che raccolga le merci portate da piccoli furgoni.
Quindi sono gli IAP che finalmente arrivano ai backbone, ossia le dorsali, entrando attraverso apparati chiamati NAP, Network Access Point, gestiti da grandi aziende di comunicazione denominate NSP, Network Service Provider. Queste aziende sono le proprietarie dei cavi, oggi soprattutto in fibra ottica,  che attraversano continenti ed oceani.

Sono centinaia di migliaia di chilometri (si stima siano 800.000) di fibra ottica, luce colorata che attraversa le montagne, corre nelle pianure, si tuffa negli oceani e che trasporta le foto di quel che abbiamo mangiato ieri sera a cena.
Le dorsali si intrecciano tra loro in punti di scambio denominati, guarda caso, Internet Exchange Point, ossia nodi di scambio.
La prossima volta vedremo chi sono le grandi aziende proprietarie delle dorsali che attraversano il pianeta.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *